L'ode dell'inverno
Vides ut alta stet nive candidum
Soracte, nec iam sustineant onus
Silvae laborantes geluque
Flumina constiterint acuto.
Dissolve frigus ligna super foco
Large reponens atque benignius
Deprome quadrimum Sabina,
O Thaliarche, merum diota.
Permitte divis cetera, qui simul
Stravere ventos aequore fervido
Deproeliantes, nec cupressi
Nec veteres agitantur orni.
Quid sit futurum cras, fuge quaerere et
Quem fors dierum cumque dabit, lucro
Adpone, nec dulces amores
Sperne puer neque tu choreas,
Donec virenti canities abest
Morosa. Nunc et campus et areae
Lenesque sub noctem susurri
Composita repetantur hora;
Nunc et latentis proditor intimo
Gratus puellae risus ab angulo
Pignusque dereptum lacertis
Aut digito male pertinaci
Vedi come candido di alta neve si innalza il monte Soratte e come i boschi non ne sostengano il peso e i fiumi che sono come paralizzati per il gelo acuto. Sciogli il freddo depositando in abbondanza legna sopra il fuoco e caccialo fuori, o Taliarco, con la generosità più assoluta, il vino lasciato invecchiare quattro anni, dall'anfora sabina. Il resto lascialo agli dèi, che hanno appena combattuto sul mare spumeggiante, e adesso né i cipressi né i vecchi frassini selvatici sembrano accorgersene. Cosa avverrà domani evita di chiedertelo e qualunque giorno la sorte ti darà consumalo con profitto, e non trascurare, ora che sei ragazzo, i piaceri dell'amore né le danze che si fanno in coro, fino a quando la vecchiaia che rincoglionisce sarà lontana da te che sei nel fiore della giovinezza. Ora si torni, all'ora fissata, al Campo Marzio e alle piazze e ai dolci sussurri al calar della notte; ora è il momento che dall'angolo più riposto si sente il riso che non si può trattenere e che rivela la fanciulla nascosta , il tempo del pegno strappato al braccio o al dito che finge di resistere
martedì 24 marzo 2009
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Ah, scusate, la poesia è di Quinto Orazio Flacco, poeta grandioso dell'età di Augusto. L'ho messa un po' per mantenere la promessa a Toma, un po' per togliere di mezzo quella roba sulla fanciulla, un po' perché quello che c'è scritto riguarda, mi pare, tutti noi e il senso che sarebbe giusto dare alla vita
RispondiEliminaMi dici il nome del tuo pusher?
RispondiEliminaSemmai un meraviglioso sommelier di vino della Sabina, che abbiamo avuto occasione di degustare alla faccia del camaleontico Dipuntamai-Dipolpaccioognitanto-Diculataquandoserve.
RispondiEliminacaro Tomek, in tempi avari di bellezza e poesia come i nostri, può andar bene anche il tuo rivenditore di Gaiosello.
RispondiEliminaConta della polvere i resti.
RispondiEliminaStringe il cuore
sentire che non è più tanto.
Urlano le cose nell’uscire,
nel farsi donne mature
camminano
con scarpe eleganti per le vie del centro
Guardale la schiena allontanare
e nemmeno a voltarsi una volta
Se uscissero cantando
Almeno.