
Ditaccosempre è, non a caso, il nostro candidato alla presidenza del consiglio. Solo dalla sua mente raffinata e imperscrutabile sarebbe potuta venire fuori una provocazione come quella maturata sabato, nel corso della biciclettata sul Po.
Dopo Fetonte e Bacchelli, il miraggio di una rivelazione che ci attendeva al cimitero di un paesotto della bassa ferrarese (Tresigallo). Alla fine non siamo riusciti ad andare fin lì ed il nostro ha fatto aumentare l'attesa, avvolgendo il mistero in una fitta rete di allusioni, di parole dette a mezza bocca, ed infine, la sfida al povero Toma (piuttosto alticcio e sbitonfio, dopo gli eccessi culinari del sabato) di riuscire a svelare l'arcano con l'ausilio delle poche indicazioni captate.
Mai, nel pieno possesso delle mie facoltà, mi sarei infilato in un siffatto delirio, ma, quando si è in gioco bisogna giocare. D'altronde, l'impasto di curiosità e di sfida mi solleticava troppo per poter mollare prima di aver, almeno, tentato.
In primo luogo, cosa sapevo di Tresigallo? Sapevo già che era una città ricostruita da un gerarca fascista (Edmondo Rossoni) secondo le concezioni del razionalismo di quegli anni, sapevo che, almeno una delle piazze del paese ricordava le piazze di De Chirico, sapevo che, in un'altra piazza c'era una bellissima fontana con delle antilopi, rappresentanti le quattro colonie africane. In verità non ci ero mai stato, ma pensavo di riuscire a tirare fuori un po' di informazioni. Il problema non era certo questo, quanto capire cosa aveva attratto (sin dal 1997) l'attenzione di Ditaccosempre: la struttura architettonica del cimitero? qualche particolare sepoltura? una reminescenza letteraria? la scena di un film?
Vi renderete conto che non si trattava di un problema di facile soluzione, perché se una cosa era evidente, era quella che non sarebbe bastato concentrarsi sulle cose più evidenti, ma che la soluzione poteva essere in una minuzia, una curiosità.
D’altronde, come non pensare a qualche notizia passata nei testi di un buon scrittore italiano, Diego Marani, nato proprio a Tresigallo, noto per aver, tra le altre cose, inventato, un po’ per gioco, un po’ sul serio, una nuova lingua, l’Europanto, nel corso del suo lavoro di traduttore per l’Unione Europea e che ha ambientato parecchie delle sue storie proprio a Tresigallo.
Tuttavia, nonostante il buon impegno profuso nella ricerca della soluzione, potrei non averci preso. Magari la cosa che ha colpito Vito è tra quelle che vi citerò, e magari no. Però, a questo punto, è forse utile, mettere in fila quello che sono riuscito a tirare fuori.
Il cimitero di Tresigallo si trova in una posizione particolare, rispetto alla struttura urbanistica del paese, al termine di un lungo viale (Viale Corridoni) che collega, intenzionalmente, l’area industriale di Tresigallo, progettata come città autarchica ed autosufficiente, quasi a simboleggiare l’unione ed il percorso tra gli spazi della produzione e gli spazi della memoria.
Su quest’asse viario si apre anche la principale piazza del paese tonda come sono, invece diritte le strade di Tresigallo, accentuando le differenze di questo paese con gli altri paesi vicini.
Una delle prime evidenze architettoniche del cimitero è il portale a trifora (che rimanda alla lettera M) con delle belle cancellate, passaggio monumentale tra la città dei vivi e quella dei morti e che conclude il lungo viale alberato da cui si può cogliere una bella prospettiva che comprende il portale, il braciere della tomba di famiglia del gerarca Rossoni ed un’ultima cosa di cui vi parlerò in seguito.
In effetti, proprio al centro del cimitero, si trova la tomba di Rossoni e dei suoi familiari, con al centro un grosso braciere monumentale e circondata da un muro monumentale sul quale è riportato con caratteri d’epoca più volte il cognome del gerarca e da belle cancellate in ferro battuto. All’interno di questo recinto si trovano i sepolcri di alabastro dell’ex ministro e dei suoi familiari, nel numero di quattro, semplici e spogli, se si eccettuano i nomi e le date di nascita e di morte e le fotografie dei defunti. Da quanto si capisce dalle immagini un bel monumento funebre, con buone idee, che serve a sottolineare, ove vi fosse bisogno, la figura del rifondatore della città.
Come ultima evidenza monumentale, in asse con il portale e la tomba di Rossoni, si trova, sulla parete dell’ossario, un grande bassorilievo di un angelo con le braccia aperte sulle ali e con mani enormi opera dello scultore ferrarese Enzo Nenci. Visto il tutto dal portone, il braciere e l’angelo danno una bella illusione prospettica, forse costruisce un’immagine simbolica, ma non sono riuscito a trovarle un significato.
Cose molto più particolari di queste non sono riuscito a trovare, tranne il fatto che a Tresigallo è stato girato, recentemente, un film di Andrea Adriatico: “All’amore assente” che non ho ancora visto ed un documentario di Elisabetta Sgarbi (sorella di Vittorio) che si intitola “Dove il marmo diventa zucchero” dedicato proprio alle architetture di Tresigallo.
A questo punto, invito Ditacccosempre a svelare, infine l’arcano.
Comunque, da queste provocazioni c’è sempre da guadagnare, perché in questo modo mi ha fatto conoscere meglio uno scrittore (Diego Marani) che conoscevo solo per un suo bel volume “L’ultimo dei vostiachi”, la storia dell’ultimo sopravvissuto a parlare una lingua di una comunità che si stava estinguendo.
Poi, la curiosità di passare a Tresigallo e vedere, finalmente, questo stranissimo posto nel mezzo della bassa ferrarese.