IL BLOG DEI MERLINERS



martedì 29 marzo 2011


Storia di una cartolina Raggiunto da questa faccia che non ricordavo, lo sguardo fiero, solo i capelli tirati su, la catena al collo e ovviamente il colore sgargiante della maglia a distinguerlo da un giocatore dell’est della nostra infanzia, mi avviluppo, come si aspetta il mittente anonimo e sogghignante, a ricostruire il percorso, e quindi la storia, di questa sconcertante cartolina. Giunta dentro una busta, con l’indirizzo preciso in una calligrafia elegante, segnata dal marchio “prioritarie” (fretta, addirittura nel farla giungere) e due francobolli originali della “Ceska Republika”, uno con indecifrabile soggetto evidenziato nelle sue parti significative ma per l’appunto incomprensibili in verde (vagone di treno con ai finestrini un uomo e una donna, sormontato da torre, ciminiera? Enigmi filatelici, simboli occulti, sarà quella la passione di quei matti di collezionisti), l’altro dal soggetto evidente ma all’interpretazione ancora più oscuro, un’aragosta arancione su campo bianco (si pescano le aragoste nella Repubblica Ceca? E dove, in quali laghi e fiumi che non conosco?). Comunque sia, la busta è inconfutabilmente ceca, viene da lì, da lì qualcuno l’ha spedita. Chi? Sul perché è inutile soffermarsi. Parte la ridda delle ipotesi. Tre gli indiziati. L’imprenditore, il viaggiatore auto commesso. Il bibliotecario in trasferta. L’amico più antico. Sul primo mi si formula il sospetto più forte: un giorno qui e un giorno lì, prende l’aereo come qualcun altro la bicicletta, il fatto di essere titolare di un’azienda a Belgrado me lo fa mettere in cima alla lista. Mi accorgo che è approssimazione culturale, mettere insieme capre e cavoli, che la distanza tra il Danubio e la Moldava (visto? Un fiume lo conosco) è, come dire, piuttosto considerevole. Ma tant’è, l’Est è sempre l’Est, blocco sovietico, paesi non allineati, anche se storie troppo diverse, unico calderone come risultato mentale. E’ poi maestro di contraffazione: una volta inserì una parte in un testo della Commissione Europea che esaltava la funzione educativa del rugby che a leggerlo non faceva una piega, perfetta sovrapposizione semantico lessicale capace di ingannare presidi di istituti superiori e convincerli a mandare loro insegnanti ad assistere ai Mondiali di quella disciplina. Sei tu? Del secondo sappiamo un po’ tutti che ha molto tempo a disposizione, l’Università dilapida i suoi fondi spedendo e ricevendo stagisti in età matura a scambiare esperienze nelle varie città europee, dando così la stura alle bordate invelenite di coloro che degli sprechi della pubblica amministrazione fanno il loro cavallo di battaglia politico, con vastissimo seguito di consenso. Tra un’amenità e l’altra, nella cittadella francese in cui trascorre i suoi ozi come Annibale a Capua, potrebbe benissimo aver spedito un qualche emissario nella città di Kafka a compiere per suo conto quel rito paradossale, sberleffo e sottolineatura insieme. E' lui, inoltre, il sacerdote della memoria collettiva, del nostro gruppo e di tutto il resto. Nulla gli sfugge, ogni discussione è alimento per il fuoco della sua passione: potrebbe essere questa occasione per rintuzzarlo, tenerlo vivo. Fu lui, d’altronde ad avvicinarmi la settimana successiva alla polemica e ad esprimermi la sua riconsiderazione della mia posizione, pur rimanendo anche lui ancorato alla vulgata delle anime belle, coloro che accusavo, al tavolo e sul blog, di non saper separare gli ideali dalla realtà. Calcisticamente parlando, naturalmente. Sei tu? Il terzo, anche se mi sembra la più remota delle ipotesi, fosse lui l’autore, glielo dico apertamente, mi aprirebbe il cuore in modo speciale: l’avesse fatto lui, si sfilerebbe un filo che l’età adulta c’ha messo su qualche nodo, ritorneremmo ragazzi ingenui e pronti ad abbracciare la vita, con tutti quegli scherzi, bravate, cazzate che tanto hanno caratterizzato la nostra adolescenza. La modalità: approfittando di un soggiorno culturale dell’amico che vive a Bruxelles, di un suo incontro con Kundera, con qualche giallista di quelle lande così feconde di storie, coinvolgendo anche lui per spirito di elezione. Dimmi, sei stato tu? Altre possibilità, francamente, non riesco a immaginarle. A pensarci bene però ne rimane un’ultima, e non è del tutto da scartare: i due Merliner con la barba, facce carbonare, che abbandonando i loro pargoli in braccio alle loro madri, partono in incognita su un treno della notte, il viso coperto per non farsi riconoscere e arrivano al confine intorno all’alba, acquistano la cartolina e la spediscono, ridendo per tutto i viaggio di ritorno.

domenica 13 marzo 2011

Il raggio verde


Purtroppo non è per parlarvi dell'opera di due grandi (Jules Verne ed Eric Rohmer) nati nella terra che mi ospita temporaneamente. Oggi, l'indignazione ed il fastidio supera persino l'appartenenza calcistica. Prima che Totti battesse la punizione dell'1-0, tutti abbiamo visto distintamente che Muslera è stato infastidito da uno di quei puntatori laser verdi, la cui vendita tra l'altro dovrebbe essere sottoposta a controlli proprio a causa del pericolo di danneggiare gli occhi.
Magari il povero Muslera non avrà sbagliato per quello, ma comunque sono imbufalito verso qualcuno che penserà, con la sua bravata del cazzo di aver contribuito alla vittoria nel derby. Se mai mi dovesse leggere, cosa che non credo possibile, sappia che c'è qualcuno, magari romanista da più tempo di lui, che è molto incazzato con lui e che vorrebbe avere la possibilità di spiegargli alcune cosette come il rispetto e il fair play. Tra l'altro, questi idioti, se la sono presa con l'unico che l'anno scorso non si rese complice della farsa di Lazio Inter, provando a fare del suo meglio fino alla fine.
Comunque, anche se non lo saprà mai, un abbraccio a Muslera e la mia solidarietà per tutte le critiche che riceverà.
Ma guarda te se, in questo modo, mi debbono rovinare una delle poche soddisfazioni calcistiche dell'anno!!
Comunque, dopo aver visto gomitate, pestoni in faccia, isterismi ed altre cazzate di questo tipo lo dico subito: quest'anno spero che vada in Champions l'Udinese, grande squadra.

lunedì 7 marzo 2011

I MERLINERS VANNO ALLA MANIFESTAZIONE

Sulle strade polverose e inospitali del villaggio, contromano al fetido libeccio che da nord le spazza, si muovono i ribelli verso un nuovo miraggio.
Qualcuno un paio di giorni prima aveva sentenziato al Saloon: "uniamoci a loro, questa è roba da merliners".
Ed eccoli armati fino ai denti: lo spilungone con la carrozzina imbottita di tritolo, il portierone irriverente di fronte al cronista sbalordito e solo, l’insegnante brizzolato che cerca Poborski per menarlo, il covilide con quell’unico tarlo: contar i rivoltosi ad uno ad uno per far fronte alla questura che dirà che non era venuto nessuno, Floro che è lì perché così aveva sentito, una volta espugnato il palazzo dell’Alcalde ci sarebbe stata della gnocca, una per ogni dito.
Pierino l’attak(ante), Jack fuggito dal Centro Diurno, il cannonier persiano stanco di lavorar a turno, il Coce senza voce: loro erano quelli da aiutare, un esercito di giacche azzurre dozzinali e truffaldine, li stava per domare.
E in mezzo a tutti loro, un Pancho Villa gaio e sorridente, il passo spedito e irriverente, il più saggio tra tutta quella gente, è lui che fa i merliners più giovani e forti, è lui il dentista degli insorti.