“I Proprietari del capitale incoraggeranno la classe operaia a comprare sempre di più merci e sempre più costose, (gli edifici e la tecnologia). Spingendo nel frattempo gli operai, con questo, a chiedere sempre più crediti, e finanziamenti sempre più grandi, finche non potendo pagare saranno insolventi verso di questi. L’insolvenza dei prestiti fatti dalle banche porteranno al fallimento delle banche, che saranno nazionalizzate dallo stato, e tutto questo alle fine condurrà al comunismo”.
Karl Marx (1867)
mercoledì 11 marzo 2009
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Non è un caso che ormai da anni gli economisti più attenti al marxismo siano quelli nordamericani (non certo i russi). Purtroppo rispetto alla teoria di Marx da te citata c'è un'altra variante che la storia ci ha già presentato: il tentativo di uscire dalla crisi con politiche protezionistiche. Questo non può che portare alla guerra. Fra chi? Fra tutti. Dieci anni fa qualcuno avrebbe potuto pronosticare che i finanziamenti cinesi fossero l'ultima chance per gli americani di salvare la loro economia e che Hillary Clinton sarebbe andata in ginocchio a Pechino a supplicare i cinesi affinché non ritirino le loro quote dalle aziende statunitensi??? Per questo le posizione localiste (nazionaliste) che stanno prendendo piede in tutta Europa (da noi l'espressione più chiara, ma non l'unica, è la Lega Nord) sono pericolosissime, esprimono posizioni che portano inevitabilmente al baratro. E sono posizioni vincenti oggi che la gente ragiona con la pancia e non con la testa. Per noi di Sinistra che i disastri della globalizzazione (di questa globalizzazione)e dell'ultraliberismo lo avevamo denunciato da anni, oltre al danno la beffa: oggi non ci siamo più, oggi che la storia, dopo averci dato tante volte torto, finalmente ci da ragione. Per noi l'uscita doveva essere, e lo è ancora, un nuovo socialismo solidale (qualcosa di opposto dal Socialismo Reale di orrida memoria). Lo chiamo così, ma potrebbe avere nuovi nomi se proprio ci fa paura apparire novecenteschi. Intendiamoci, non sono del tutto pessimista: se si riuscisse ad uscire dalla crisi sperimentando semplicemente un po' di povertà (e sopravvivendo ad essa), per i nostri figli si potrebbero aprire prospettive straordinarie, quelle di costruire un "mondo nuovo" (anche Fini sostiene che dopo questa crisi, nulla sarà come prima)e finalmente riscattare la "sfiga" della nostra generazione che gli anni di merda del reaganismo, tatcherismo, berlusconismo (da fine anni settanta ad oggi in pratica)se li è vissuti tutti. Il mio amico Gustavo fissa la data della fine del neoliberismo il giorno dell'elezione di Barack Obama. Speriamo che abbia ragione.
RispondiEliminaCaro Carlo mi chiedo se questo passo della "Bibbia" di tutti i comunisti del mondo tu lo abbia letto ultimamente o è semplicemente frutto della tua invidiabile memoria. Io ho sfogliato e sottolineo solo sfogliato e leggiucchiato "Il Capitale"(perché a suo tempo, anno 1980, mi spaventò l'opera bel buon Marx)ma poi mi son dato ad altre letture e francamente non ho voglia di mettere tale opera sul comodino del letto ed affrontarne la lettura prima della nanna. Comunque sarebbe interessante citare questo brano dell'opera di Karletto indicando pp. edizione ed anno di pubblicazione e recapitare il tutto ad alcuni rappresentanti politici della nostra scalcagnata Sinistra o del messo peggio centro-sinistra. Non so ad esempio ci sono dei siti a cui si possono postare mail. Tutto ciò per dire che "C'è uno spettro che si aggira per l'Europa": il merlinerismo.
RispondiEliminaCaro Tomaszewski sei grande
Carissimi, spero abbiate colto la vena ironica che stava dietro alla citazione.
RispondiEliminaState tranquilli, sul mio comodino non troneggia una copia lungamente meditata ed annotata del "Capitale"; esso rimane, tranquillamente negli scatoloni in cantina ...
Molto semplicemente, la citazione è venuta fuori parlando con l'ex Preside di Economia. Mi è sembrata talmente spiazzante e divertente che non ho resistito a sottoporvela.
Se mi posso permettere solo per un attimo ancora di tediarvi vi posso dire che sono molto d'accordo con Bruno Arpaia quando sostiene che si debba mettere: "l'homo reciprocus al posto dell'homo oeconomicus. Il singolo al posto dell'individuo. E, dunque, una politica, come la descrive Giorgio Agamben, delle singolarità qualunque, fatta cioè di uomini che fanno comunità senza rivendicare, per questo, un'identità...."
Infine, amici, vorrei però fare mio il grido di dolore di Franco Strippoli.
RispondiEliminaSi era promesso un blog dove si sarebbe parlato dei temi più alti e, nello stesso tempo delle tette della D'Amico.
Sinora, tra poesie e dotte citazioni, non mi sembra che la gnocca abbia avuto il suo giusto spazio sul blog. Mozione d'ordine!!!