IL BLOG DEI MERLINERS



lunedì 22 giugno 2009

Scusatemi ragazzi, ma sento l'esigenza di linkare questo articolo di Concita De Gregorio, che dice alcune cose molto condivisibili su questo paese ormai senza molte speranze.
http://concita.blog.unita.it//Una_trovata_di_regime_483.shtml

1 commento:

  1. E riprendendo Concita, "ci sono molti modi per arricchire un blog". Colpito da tali avvenimenti in una terra che amo così tanto, ho scritto di getto una lettera a tutte le donne iraniane che conosco e stanno in giro per il mondo. L'invito di Carlo "Tomaszewski" mi spinge a vincere la ritrosia a diffondere sentimenti privati e a renderla pubblica per voi merliners che certo tra tutte le persone che conosco non siete quelle più lontane dalla mia anima.

    A Neda

    Non so se avete avuto modo di vedere il video agghiacciante dell’uccisione di una giovane dimostrante a Teheran in via Amirabad Sabato 20 Giugno. E’ stata centrata al petto dallo sparo di un poliziotto. Si chiamava Neda ed era poco più di una bambina. Dal video si deduce che è incredula di quello che le è successo, ha paura di morire, non vuole essere una martire. La gente intorno le dice di stare tranquilla, di non avere paura, ma lei ne ha tanta, per un attimo guarda verso il telefonino che la filma come un’attrice consumata che si rivolge per l’ultima volta al suo pubblico planetario. E’ una ragazza molto bella, i lineamenti marcati esaltano il suo fascino orientale. Poi dal naso e dalla bocca inizia a colare sangue, la gente si spaventa, comincia ad urlare e lei muore e se ne va, dall’ultimo sguardo si intuisce tutto il suo stupore, non crede che una cosa così grossa, la morte, possa essere successa proprio a lei. Dal fazzoletto fuori posto, dai vestiti e dal trucco esibito su labbra e occhi si capisce che è una delle tante giovani iraniane che non sopportano più questo orrido regime. Ne ho viste parecchie anche l’altro Estate, durante il mio ultimo viaggio in Persia. E sempre mi chiedevo come facessero i loro splendidi sorrisi a convivere con l’oscurantismo dei basij o di gentaglia del genere. Come potessero la vita e la morte camminare fianco a fianco. Neda non sognava un nuovo sol dell’avvenir, una società più egualitaria, un comunismo dalla faccia pulita. Probabilmente voleva soltanto poter camminare liberamente mano nella mano con il suo ragazzo davanti alle vetrine di Vali Asr il Giovedì pomeriggio, andare a ballare con le amiche, ascoltare l’hip-hop e tutte quelle cose che rendono “normale” la vita di una ragazza della sua età. Neda non era una martire rivoluzionaria, un’eroina tragica devota alla sorte, era una ragazza come tante. Aveva tanta paura Sabato di essere lì. Ma c’era andata lo stesso alla manifestazione, voleva che tutti la sentissero dire che avrebbe smesso volentieri di portare l’hijab se solo glielo avessero permesso.
    A me è venuta in mente una delle poesie più belle che io abbia mai letto “La resistenza impura” di Luca Canali. Dedicata a tutti quegli oscuri resistenti, ribelli quasi per caso, che non finiranno mai su un libro di storia, a cui nessuno darà meriti e valore, a cui nessuno darà dell’eroe, dedicata alle persone normali che muoiono per rivendicare il loro diritto ad essere normali. Proprio come Neda.
    Se per sbaglio da qualche parte esiste un Paradiso, che la possa accogliere come merita.
    E se dentro ci troverà un Dio, che possa almeno essere degno di lei.


    La resistenza impura.

    Agli uomini senza ambizioni politiche,
    senza particolari doti d'ingegno, senza relazioni influenti,
    cioè senza possibilità di scambio o di scampo,
    che caddero oscuramente,
    mossi da elementari bisogni e da elementari ideali.
    A questi uomini che in morte come in vita
    non ebbero mai né chiesero quartiere,
    e di cui la storia, che pure di essi soprattutto
    si nutre, disperde prudentemente le tracce.

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