Sulle strade polverose e inospitali del villaggio, contromano al fetido libeccio che da nord le spazza, si muovono i ribelli verso un nuovo miraggio.
Qualcuno un paio di giorni prima aveva sentenziato al Saloon: "uniamoci a loro, questa è roba da merliners".
Ed eccoli armati fino ai denti: lo spilungone con la carrozzina imbottita di tritolo, il portierone irriverente di fronte al cronista sbalordito e solo, l’insegnante brizzolato che cerca Poborski per menarlo, il covilide con quell’unico tarlo: contar i rivoltosi ad uno ad uno per far fronte alla questura che dirà che non era venuto nessuno, Floro che è lì perché così aveva sentito, una volta espugnato il palazzo dell’Alcalde ci sarebbe stata della gnocca, una per ogni dito.
Pierino l’attak(ante), Jack fuggito dal Centro Diurno, il cannonier persiano stanco di lavorar a turno, il Coce senza voce: loro erano quelli da aiutare, un esercito di giacche azzurre dozzinali e truffaldine, li stava per domare.
E in mezzo a tutti loro, un Pancho Villa gaio e sorridente, il passo spedito e irriverente, il più saggio tra tutta quella gente, è lui che fa i merliners più giovani e forti, è lui il dentista degli insorti.
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I Merliners non potevano, certo, mancare a quest'appuntamento; penso che Casalecchio non vedesse una manifestazione così partecipata da qualche anno.
RispondiEliminaBello il tono poetico, ma con qualche licenza di troppo, a meno che io non abbia colto la ricchezza di una straordinaria metafora che tiene insieme un vento dal nome che ricorda la terribile cronaca quotidiana, ma che viene da sud-ovest, ed un punto cardinale che, al contrario del cangiante est di Rumiz, oggi parla troppo spesso, con cadenza gutturale, una lingua che non appartiene alla nostra indole meticcia.
non hai colto la straordinaria metafora...
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