Fare il portiere (portinaio nel mio caso) è un brutto mestiere, e richiede una particolare forma mentis. Nel 2010, anche i Merliners, nel loro piccolo, lo hanno finalmente riconosciuto, assegnando il premio Mvp all'unico disperato che ogni settimana torna, sicuramente, a casa, con uno score più negativo di quello che aveva prima di giocare.
Ora, non voglio sindacare sul fatto che il premio sia o meno meritato, tuttavia, come avrete visto, farò il possibile per onorare questo premio, giunto davvero inaspettato.
Tuttavia, nel momento del riconoscimento, voglio ricordare uno dei modelli cui, da un po' di anni, mi sono ispirato.
Avrei potuto citare qualche bel modello letterario, come El Gato Diaz, narrato dal grandissimo Osvaldo Soriano, oppure i veri eretici del ruolo, quelli che ricordo con una memoria commossa e divertita insieme (Jan Tomaszewski, il giaguaro Castellini, Ubaldo Giacinto Fillol), ritratti di una galleria di "poilus", perchè, come non vi avevo mai detto, ma, come mi è sempre piaciuto pensare, ogni portiere si vede un po' come un soldatino della prima guerra mondiale, accoccolato nella sua trincea in attesa del bombardamento degli obici, senza nessun elemento di certezza o possibilità di intervenire se non in reazione a quello che fanno gli altri giocatori. Per questo il ruolo del portiere contiene in sè una dannazione originaria. E cari miei, non state a sentire quello che vi dicono, in porta si va spesso per vocazione e non per scarso talento prestipedatorio. quella vocazione un po' salingeriana ad essere il "catcher in the rye".
E invece no! Anche se da paraculo, alla fine ho citato tutti i modelli positivi, colui cui volevo voi pensiate ogni volta che vi avvicinate alla mia porta è Nicky Salapu, portiere della nazionale delle Samoa Americane, che nel 2001, nel corso delle qualificazioni per i mondiali di Corea e Giappone si è dovuto chinare 31 volte nella sua porta, nel corso della partita contro l'Australia Trentuno a zero! Omologato!
Per omaggiarlo, secondo me, non è irrispettoso citare il poeta:
"Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia."
http://www.youtube.com/watch?v=1wg9ox9F7Vw
martedì 25 gennaio 2011
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Tutto cominciò…
RispondiEliminaNel 1943, a Mosca. Avevo quattordici anni. Andai a lavorare come operaio in una fabbrica metalmeccanica di Mosca. Gli uomini erano al fronte per respingere l’aggressione nazista e nelle fabbriche reclutavano donne e ragazzi. Ero piuttosto alto per la mia età e avevo le braccia lunghe. I miei compagni di lavoro dicevano che avevo dei riflessi prontissimi e si divertivano a tirarmi all’improvviso quello che gli capitava tra le mani: bulloni, scatole, panini. E io prendevo al volo tutte queste cose. Poi cominciai a frequentare la società sportiva dell’azienda. Cominciò così. (Lev Yashin)
Guarda, sono davvero sgomento, senza parole, non ho mai assistito a niente di più triste (e per fortuna che qualcuno glielo hanno risparmiato), uno spettacolo direi tragico. Un antieroe dei nostri tempi. Dopo le tue belle parole e questo filmato la mia considerazione sul vostro ruolo sarà un'altra cosa
RispondiEliminaAllora niente più gol di tacco? Dai, tranquillo, in fondo tutti i portieri hanno le loro bestie nere...
RispondiElimina