IL BLOG DEI MERLINERS



martedì 28 luglio 2009

Che cavolo c'è al cimitero di Tresigallo?


Ditaccosempre è, non a caso, il nostro candidato alla presidenza del consiglio. Solo dalla sua mente raffinata e imperscrutabile sarebbe potuta venire fuori una provocazione come quella maturata sabato, nel corso della biciclettata sul Po.
Dopo Fetonte e Bacchelli, il miraggio di una rivelazione che ci attendeva al cimitero di un paesotto della bassa ferrarese (Tresigallo). Alla fine non siamo riusciti ad andare fin lì ed il nostro ha fatto aumentare l'attesa, avvolgendo il mistero in una fitta rete di allusioni, di parole dette a mezza bocca, ed infine, la sfida al povero Toma (piuttosto alticcio e sbitonfio, dopo gli eccessi culinari del sabato) di riuscire a svelare l'arcano con l'ausilio delle poche indicazioni captate.
Mai, nel pieno possesso delle mie facoltà, mi sarei infilato in un siffatto delirio, ma, quando si è in gioco bisogna giocare. D'altronde, l'impasto di curiosità e di sfida mi solleticava troppo per poter mollare prima di aver, almeno, tentato.
In primo luogo, cosa sapevo di Tresigallo? Sapevo già che era una città ricostruita da un gerarca fascista (Edmondo Rossoni) secondo le concezioni del razionalismo di quegli anni, sapevo che, almeno una delle piazze del paese ricordava le piazze di De Chirico, sapevo che, in un'altra piazza c'era una bellissima fontana con delle antilopi, rappresentanti le quattro colonie africane. In verità non ci ero mai stato, ma pensavo di riuscire a tirare fuori un po' di informazioni. Il problema non era certo questo, quanto capire cosa aveva attratto (sin dal 1997) l'attenzione di Ditaccosempre: la struttura architettonica del cimitero? qualche particolare sepoltura? una reminescenza letteraria? la scena di un film?
Vi renderete conto che non si trattava di un problema di facile soluzione, perché se una cosa era evidente, era quella che non sarebbe bastato concentrarsi sulle cose più evidenti, ma che la soluzione poteva essere in una minuzia, una curiosità.
D’altronde, come non pensare a qualche notizia passata nei testi di un buon scrittore italiano, Diego Marani, nato proprio a Tresigallo, noto per aver, tra le altre cose, inventato, un po’ per gioco, un po’ sul serio, una nuova lingua, l’Europanto, nel corso del suo lavoro di traduttore per l’Unione Europea e che ha ambientato parecchie delle sue storie proprio a Tresigallo.
Tuttavia, nonostante il buon impegno profuso nella ricerca della soluzione, potrei non averci preso. Magari la cosa che ha colpito Vito è tra quelle che vi citerò, e magari no. Però, a questo punto, è forse utile, mettere in fila quello che sono riuscito a tirare fuori.
Il cimitero di Tresigallo si trova in una posizione particolare, rispetto alla struttura urbanistica del paese, al termine di un lungo viale (Viale Corridoni) che collega, intenzionalmente, l’area industriale di Tresigallo, progettata come città autarchica ed autosufficiente, quasi a simboleggiare l’unione ed il percorso tra gli spazi della produzione e gli spazi della memoria.
Su quest’asse viario si apre anche la principale piazza del paese tonda come sono, invece diritte le strade di Tresigallo, accentuando le differenze di questo paese con gli altri paesi vicini.
Una delle prime evidenze architettoniche del cimitero è il portale a trifora (che rimanda alla lettera M) con delle belle cancellate, passaggio monumentale tra la città dei vivi e quella dei morti e che conclude il lungo viale alberato da cui si può cogliere una bella prospettiva che comprende il portale, il braciere della tomba di famiglia del gerarca Rossoni ed un’ultima cosa di cui vi parlerò in seguito.
In effetti, proprio al centro del cimitero, si trova la tomba di Rossoni e dei suoi familiari, con al centro un grosso braciere monumentale e circondata da un muro monumentale sul quale è riportato con caratteri d’epoca più volte il cognome del gerarca e da belle cancellate in ferro battuto. All’interno di questo recinto si trovano i sepolcri di alabastro dell’ex ministro e dei suoi familiari, nel numero di quattro, semplici e spogli, se si eccettuano i nomi e le date di nascita e di morte e le fotografie dei defunti. Da quanto si capisce dalle immagini un bel monumento funebre, con buone idee, che serve a sottolineare, ove vi fosse bisogno, la figura del rifondatore della città.
Come ultima evidenza monumentale, in asse con il portale e la tomba di Rossoni, si trova, sulla parete dell’ossario, un grande bassorilievo di un angelo con le braccia aperte sulle ali e con mani enormi opera dello scultore ferrarese Enzo Nenci. Visto il tutto dal portone, il braciere e l’angelo danno una bella illusione prospettica, forse costruisce un’immagine simbolica, ma non sono riuscito a trovarle un significato.
Cose molto più particolari di queste non sono riuscito a trovare, tranne il fatto che a Tresigallo è stato girato, recentemente, un film di Andrea Adriatico: “All’amore assente” che non ho ancora visto ed un documentario di Elisabetta Sgarbi (sorella di Vittorio) che si intitola “Dove il marmo diventa zucchero” dedicato proprio alle architetture di Tresigallo.
A questo punto, invito Ditacccosempre a svelare, infine l’arcano.
Comunque, da queste provocazioni c’è sempre da guadagnare, perché in questo modo mi ha fatto conoscere meglio uno scrittore (Diego Marani) che conoscevo solo per un suo bel volume “L’ultimo dei vostiachi”, la storia dell’ultimo sopravvissuto a parlare una lingua di una comunità che si stava estinguendo.
Poi, la curiosità di passare a Tresigallo e vedere, finalmente, questo stranissimo posto nel mezzo della bassa ferrarese.

5 commenti:

  1. Proprio mentre stavo rispondendo a Carlo F, maliziosamente compiacendomi per il silenzio assordante di Toma, che aveva giurato si sarebbe messo alla ricerca dell’arcana e perduta questione del cimitero di Tresigallo, ecco che, alle prese con questo vecchio computer che mia madre ha in casa con collegamento ballerino, compare, a risposta già data, la chilometrica ed eruditissima supplica del vecchio Poda, oramai prostrato e disidratato dopo due giorni e due notti di ricerca, dimagrito per il digiuno, sudato e maleodorante per non essersi mai tolto la camicia (avrebbe perso troppo tempo) che aveva alla cena in quel di Boara, quando è partita la sua coraggiosa e sprezzante sfida all’insondabile. La sentenza suona impietosa: dopo eroica e strenua lotta contro l’infinito dello scibile, il Nostro getta la spugna. Con grande umiltà egli lo riconosce, si dice umano, anche lui rischia di cadere nello studio di “Chi vuol essere milionario”.
    Ma come non togliersi il cappello di fronte a tanta volontà di potenza e di sapienza, come non riconoscere all’infaticabile ed ostinato paratore di palle e provocazioni non solo l’onore dell’impresa tentata ma anche l’abilità per l’intuizione che per un niente lo portava dritto alla meta! Insomma, c’è arrivato vicinissimo. Io che naturalmente non ho nemmeno un’unghia della sua scienza e che nulla sapevo di Diego Marani, per non dire del gerarca fascista sepolto al cimitero con cancellata a bifora echeggiante la M ducista,e di tutte le altre cose sbalorditive che leggiamo su quel post che eleggerei tra i più sensazionali della storia del nostro blog, molto più gregariamente (il mio capitano è Stefano Bartezzaghi, estimatore, scopro adesso, di Marani e da lui edotto su questa piccola ma meravigliosa storia locale) facevo riferimento a una cosa molto, molto più semplice. Per me, che avevo avuto la ventura di conoscerla. Capisco quindi l’estrema difficoltà, l’impossibilità quasi della ricostruzione. Podaliri avrebbe dovuto penetrare la mia mente erratica ed arguire ciò che segue, il mio ragionamento: essendo i nomi l’oggetto della questione e del desiderio, e non potendo io presentare un elenco e tanto meno ricordandomeli a memoria, allora la strada più semplice è quella che porta al camposanto: andando a spasso per la città dei morti posso far veder ai miei amici e vedere con i miei occhi quello che in altro modo non è dato vedere. In ordine sparso: Isabeide, Alpinolo, Nades, Tigranda, Scadenza, Carburo, Cecrofis, Mentre, Aeodato, Sessualdo, Made, Germany, Sorridendo, Regasten, Ergeo, Ninive, Egato, Wainer, Móris, Tizio, Waites, Gao, Lao, Saro, Miltera, Astemia, Zappino, Rizzieri, Flora, Fauna, Olao, Asellina, Devarghes (uomo) e Miltera (donna), Exenia, Sidner, Consilia, Perosca, Ordelia Elmira, Noír, Zulla, Ambes. Questi e molti altri ancora i nomi di battesimo degli abitanti di Tresigallo, questo che solletica la mia curiosità da diversi anni, questa l’occasione che abbiamo avuto a portata di mano e che un giorno o l’altro, mi auguro, soddisfaremo. Per saperne di più su questa Spoon River di vicino casa nostra, sul mistero che riguarda il perché gli abitanti di questo paese di acqua e zanzare abbiano voluto lasciare un segno del loro matto passaggio in questo evidentemente per loro matto mondo rimando al sito dove si trova il testo molto bello di Marani: http://www1.comune.tresigallo.fe.it/tresigallo/informa/urpsitoweb5.
    Un abbraccio a tutti.

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  2. La risposta è, effettivamente, più semplice di quella che pensavo e debbo dire, che, l'avevo valutata, ma poi, da fessacchiotto quale sono l'avevo scartata.
    Non l'ho considerata, in effetti, tipica di Tresigallo, perché quella dei nomi è una caratteristica comune a più di un cimitero della bassa romagnola.
    Tra l'altro, conosco bene la persona che ha segnalato la questione a Bartezzaghi, ed è Alessandra Gilioli che è una collega bibliotecaria di Scienze Economiche, di cui sapevo, perché ne avevamo parlato, che da anni ricerca nomi improbabili contenuti nei cimiteri romagnoli. Tresigallo è, quindi, solo il primo stimolo per un fenomeno tipico di quello zone. http://www.repubblica.it/online/lessico_e_nuvole/tresigallo/tresigallo/tresigallo.html
    Come insegnava il vecchio Edgar Allan Poe, se devi nascondere una cosa mettila sotto gli occhi di tutti.
    Complimenti a Vito per la provocazione. Ti prometto di farti conoscere Alessandra, con la quale potrete, senz'altro, esplorare questo tema fino all'esaurimento.
    Una sola domanda: ma quante volte sei stato al cimitero di Tresigallo con carta e penna per appuntare questi nomi?

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  3. Mai stato. Li ho semplicemente copiati dai vari articoli di Bartezzaghi e Marani. Ciao

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  4. Comunque sei veramente un grande, alcuni di questi nomi sono davvero stravolgenti. Bisognerà organizzare un safari con macchine fotografiche e taccuini. Per quanto riguarda il fatto che ci potrebbero prendere per matti direi che, vista la tendenza del posto, nessuno farà caso a noi...
    MI sono accorto tra l'altro, che Diego Marani ha scritto un Enciclopedia Tresigallese, secondo me piena delle storie di questi personaggi e delle loro famiglie.
    Se ci pensi, è straordinario che un mcrocosmo così piccolo possa contenere al suo interno la follia, l'utopia ricostruttiva, la solidità contadina e tutto il resto.
    Un abbraccio.

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  5. Cari tutti e soprattutto voi due gladiatori dello scibile, vi confesso che il giorno dopo mi sono documentato su Tresigallo, Fetonte e sul fiume Eridano (nelle cui acque venne scaraventato Fetonte dal grande Zeus). Poi ho pensato alla bellissima cena e a come risulta a volte semplice passare una gradevolissima serata e sono fiducioso che altri momenti del genere si ripeteranno perchè oltre a ben nutrire il corpo nutrono altrettanto bene lo spirito. Grazie a tutti e vi dico anche forza blog dei Merliners.

    un abbraccio e buone vacanze perché domani sera non ci sarò ma in settembre sarò pronto a calciare, mangiare e chiacchierare di cose basse ed alte.

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