IL BLOG DEI MERLINERS



giovedì 9 aprile 2009

ZERO

Brera lo reputava il risultato perfetto: l’apoteosi dell’equilibrio, della generosità pedatoria dimostrata dalle due squadre volta allo zenith e che non può in nessun modo tradursi in una cifra che alteri la rotonda equidistanza del numero che nega i numeri, lo zero, in doppia cifra. Più ad oriente, l’imperatore di una qualche dinastia narrava che il combattimento più sbaloriditivo al quale avesse mai assistito fu quello in cui i due sommi maestri dell’arte dell’aikido gli offrirono lo spettacolo senza pari di rimanere completamente immobili: nessuno, zero, movimenti a tradurre la massima, estrema tensione che i due corpi sprigionavano. Nella lingua d’uso poi, l’oblungo segno che riproduce il cerchio, altra metafora dell’assoluto, lo troviamo in due declinazioni: in una negativa, ma ormai non più usata, sei uno zero a intendere una nullità, un incapace totale e in un’altra, ben più frequente, che piega l’a – numero a strumento di felicità: tasso zero, zero interessi e in genere davanti a parole preoccupanti che il non- numero cancella: problemi, paure, difficoltà. E’ protagonista poi di tutta una serie di espressioni ad effetto forte, sostenuto. Zero in condotta, a indicare la trasgressione necessaria, il non soccombere alla morale imperante intesa come abietta, falsa, ipocrita: così si carica il grafema della forza esplosiva, rivoluzionaria, in esso contenuta. La scelta di tradurre il numero in parola o nome d’arte da parte del più trasgressivo dei cantautori italiani, in anni così vivaci anche linguisticamente, credo vada proprio in questo senso a trovare una spiegazione. Anno zero, poi: l’inizio del Tutto, o il ri-inizio, dopo la liberazione, da tutto quello che non si voleva. Suono che colpisce, che raschia, che allude a una catastrofe e a una ripartenza (Ground Zero). Il numero a cui lasciare gli avversari, il riferimento per il quale ci si deve coprire e quanto (parecchio, per i cosacchi dello zar a quaranta sotto….), la temperatura grazie alla quale si forma la neve. Insomma, comincia a piacermi, da ora in poi lo voglio leggere come volano, vettore, creatore. E infine, non dimentichiamolo, è il numero di quella casa senza soffitto, senza cucina, dove tutto sommato si può stare piuttosto bene.

2 commenti:

  1. mi dispiace, davvero. immagino una bellissima torta, di compleanno o, ancora più sontuose e accativante, quelle che danno inizio a un matrimonio e ne segnano la fine della festa anticipatrice.
    Torte sontuose quindi, non solo belle ma pure cariche di simboli e contenuti.
    Ebbene si produce sempre una leggera scarica di dolore quando un coltello la incide, ne inizia la deturpazione. Neccessaria fase per la degustazione e il consumo.
    Ecco come mi sento adesso che sto incidendo quello Zero che mi sovrasta e che tanto profondamente è stato illustrato, preparato e per rimanere nella metafora, cucinato da Ditacco.
    ma questo Zero va, inevitabilmente, distribuito, spartito, consumato a questo nostro banchetto.
    A questa torta va fatto il giusto onore consumandola e assaporandola insieme, magari, a un buon bicchiere di vino. A voi intenditori, scegliere il vitigno.

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  2. caro Ditacco hai dimenticato la tolleranza zero che contraddistingue ormai questi tempi grigi. Comunque ripartiamo dalla tiepida notte post-Jari ed alla ripresa più pimpanti che mai concentriamoci ad organizzare nuove scorribande in qualsivoglia luogo e forma. E iniziamo a toglere le ragnatele alle biciclette che ne ho voglia!!!!

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